MEGLIO ESSERE SORDI ALLE CRITICHE NEGATIVE.

C’era una volta una gara fra ranocchi il cui obiettivo era arrivare in cima a una gran torre.

Richiamata dall’ insolito spettacolo, si radunò molta gente per vedere e fare il tifo.

Cominciò la gara, ma in realtà, la gente probabilmente non credeva possibile che i ranocchi raggiungessero la cima, e si sentivano frasi del tipo: “Ma che pena… Non ce la faranno mai!”

E così alcuni ranocchi, sentendo questi commenti, cominciarono anche loro a ripetere: “Non ce la faremo mai”.

Dopo i primi 20 minuti più della metà dei ranocchi aveva già abbandonato la sfida.

L’altra metà anche se con molta fatica cercava di resistere, ma gli spettatori e la maggior parte dei ranocchi continuavano a ripetere: “Non ce la faremo mai!”.

I ranocchi rimasti in gara cominciarono a desistere uno dopo l’altro, sfiduciati, tutti tranne uno, che continuava a cercare di raggiungere la cima.

Ma la gente e i ranocchi che avevano abbandonato continuavano a ripetere: “… Che pena!!! Non ce la faranno mai!…”

Sempre più ranocchi si diedero per vinti tranne il solito ranocchio, testardo, che continuava ad insistere.

Alla fine, tutti desistettero tranne quel ranocchio che, solo e con grande sforzo, raggiunse alla fine, la cima.

Sbalorditi e un po’ invidiosi gli altri ranocchi vollero sapere come avesse fatto e uno di questi, più curioso degli altri, si avvicinò per chiedergli come avesse fatto a concludere quella difficile prova.

Non ottenne risposta: il ranocchio vincitore… era sordo!

Guai a farci influenzare dagli altri quando le critiche sono negative!

Questa parabola ha un duplice significato.

La rana sorda conosceva le sue potenzialità e ce l’ha fatta perché lo ha creduto fermamente.

Nessuno ha potuto instillare in lei il dubbio e la paura del non riuscire, del non essere speciale e capace, del non rischiare per non farsi male.

La rana sorda sapeva di poter contare solo su se stessa, non subiva i commenti del pubblico e degli amici: c’era chi provava pena, chi la considerava sfortunata, chi la additava come limitata, chi non sopportava il suo ostentare sicurezza, chi la trovava presuntuosa, chi le regalava un sorriso ironico e chi la derideva alle spalle.

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